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venerdì 11 giugno 2010

Paolo Scaroni: "Zubair remunerativo entro fine anno"

Per il giacimento di Zubair in Iraq c'e' l'obiettivo "forse ambizioso di aumentare la produzione entro la fine dell'anno in modo di arrivare nella zona di remunerazione". Lo ha affermato l'amministratore delegato dell'Eni, Paolo Scaroni, a margine della firma del memorandum in tema di sport tra Italia e Iraq alla Farnesina. "Saremo remunerati in base all'aumento della produzione e quindi il tempo gioca un fattore importante, gli investimenti sono progressivi nel tempo e complessivamente per un consorzio sono 20 miliardi di dollari in 15 anni che in parte dovrebbero autofinanziarsi", ha aggiunto l'Ad dell'Eni. "Partiamo da 182 mila barili e vogliamo arrivare in 7 anni a 1,2 milioni di barili", ha aggiunto, "la remunerazione parte dai 182mila piu' il 10%, quindi dai 200mila barili". "Stiamo scavando 12 nuovi pozzi", ha sottolineato Scaroni "quella zona generera' molta occupazione". Parlando del memorandum firmato insieme al ministro degli Esteri, Franco Frattini, Paolo Scaroni ha rimarcato che "iniziative come quelle di oggi contribuiscono a riportare la normalita' nel Paese, la vera pace", ha concluso, "c'e' solo quando ci sono lavoro, prospettive e futuro".
(AGI)

mercoledì 15 aprile 2009

Scaroni: l’Iraq è una miniera d’oro

Nonostante la caduta delle borse, si riaccende l’interesse per il greggio e soprattutto per le decisioni ancora in sospeso di Bagdad sull’assegnazione delle
concessioni per l’estrazione sul proprio territorio. Attualmente, l’Iraq possiede una capacità petrolifera pari a 115 miliardi di barili di riserve verificate, e ricopre quindi un ruolo importante per l’economia futura delle imprese petrolifere. Paolo Scaroni è attento alla situazione e alle decisioni irachene già da qualche mese, quando annunciò l’interesse di Eni, di cui è amministratore
delegato di intervenire in Iraq. Secondo Paolo Scaroni, l’Iraq “rappresenta la nuova frontiera, la nuova mecca del petrolio”, un paese ricco di greggio che a causa di una serie di vicissitudini politiche e di sicurezza è rimasto ai margini degli interessi petroliferi negli ultimi anni.

Paolo Scaroni è quindi in attesa delle decisioni del governo iracheno. Ha infatti già consegnato poche settimane fa la proposta di Eni per lo sfruttamento dei giacimenti vicini a Nassirya, dimostrandosi sempre fiducioso soprattutto perché Eni ha già collaborato insieme al governo iracheno per analisi e valutazioni sul campo.

venerdì 10 aprile 2009

Scaroni: una strategia vincente secondo Business Week

Business week ha dedicato un editoriale a Paolo Scaroni, quale amministratore delegato di Eni, una delle società più potenti nel panorama dell’Oil&Gas. L’articolo prende in esame le politiche di Scaroni intraprese su diverse fronti con paesi in cui altre grandi compagnie non hanno voluto entrare.

Mentre le compagnie petrolifere preferiscono non intraprendere l’avventura delle centrali elettriche, visto che garantisce rendimenti più bassi rispetto al petrolio e al gas, Paolo Scaroni ha sfruttato proprio progetti riguardanti l’energia elettrica per stringere legami e firmare accordi con i Paesi in cui Eni opera o intende operare. Paolo Scaroni, illustrando la sua strategia per “conquistare le anime delle persone” ha dichiarato infatti che per poter sfruttare il petrolio che appartiene ad un determinato Paese bisogna essere percepiti come partner. In Paesi come il Congo, la strategia di Scaroni si è rilevata vincente: la produzione dell’Eni è infatti aumentata nell’ultimo anno del 3,5% mentre gli altri grandi operatori del petrolio hanno visto al loro produzione anche di gas in calo. L’Eni di Paolo Scaroni ha registrato d’altra parte una crescita della produzione pari al 70% negli ultimi dieci anni, un aumento che l’ha resa la settima compagnia petrolifera occidentale. Pochi possono davvero eguagliare Paolo Scaroni e l’Eni, se vengono considerati i rapporti che è riuscito a intrattenere con Paesi difficili,quali Congo, Russia, Iraq.

lunedì 2 marzo 2009

Scaroni: Eni potrà essere la prima compagnia petrolifera in Iraq

Paolo Scaroni ha dichiarato che l’Eni sarà la prima compagnia petrolifera ha sbarcare in Iraq. L’ottimismo è quello di aprire un nuovo fronte nelle esplorazioni e nelle estrazioni, in un paese che secondo le parole di Scaroni costituisce un paese ricchissimo di risorse petrolifere, ma che per molti anni è uscito di scena dal mondo del petrolio. L’amministratore delegato di Eni ha fatto così riferimento alla possibilità di acquisire il giacimento di Nassirya, per cui concorre insieme a Repsol e Nippon Oil. Quello di Nassirya è infatti un giacimento già conosciuto da Eni visto che vi ha già condotto in passato degli studi geologici oltre che delle ipotesi di sfruttamento in collaborazione anche con personale iracheno. Secondo Scaroni il giacimento potrà produrre in futuro fino a un milione di barili al giorno.
Il ministro Scajola, in partenza per Baghdad ha dichiarato ieri in giornata che firmerà un accordo che permetterà di avere nel nostro paese un’alta percentuale del petrolio estratto in Iraq. Una dichiarazione che sembra confermare l’ottimismo di Paolo Scaroni sull’assegnazione del giacimento di Nassirya.

mercoledì 21 gennaio 2009

Scaroni: ottimista per la qualifica a Nassirya

È in corsa con altre due potenze energetiche, la spagnola Repsol e la giapponese Nippon Oil. Eppure Paolo Scaroni non ha molti dubbi. Come Eni, è infatti fiducioso sull’assegnazione del contratto per lo sviluppo del giacimento petrolifero a sud di Nassirya, situato nel sud dell’Iraq.
Paolo Scaroni ha sottolineato che si tratta di una qualifica più che di una gara effettiva, basata sulle competenze e sulle conoscenze sviluppate sul campo. Scaroni ha dichiarato che in quella zona Eni ha già effettuato studi geologici e ipotesi di sfruttamento insieme a personale iracheno. Secondo Scaroni, il giacimento di Nassiriya potrà produrre fino a un milione di barili al giorno di greggio.

giovedì 23 ottobre 2008

Contro gli alti prezzi: risparmi, investimenti e trasparenza

Ecco un articolo apparso su OilTabloid di Eni in cui Paolo Scaroni, amministratore delegato della società, illustra la sua ricetta per il risparmio energetico.

"Eliminare la speculazione dal mondo del petrolio risolverebbe il problema degli alti prezzi? Pur essendo il fenomeno speculativo rilevante, sono altre le cause di fondo della situazione attuale. Gli alti prezzi del petrolio sono la conseguenza di quasi vent’anni di prezzi bassi, che hanno comportato una scarsità di investimenti in esplorazione. Il risultato: una crescita produttiva troppo lenta per tenere il passo con il vertiginoso aumento della domanda, spinto anche dallo sviluppo delle nuove economie asiatiche. La combinazione di questi due fattori ha portato la spare capacity, cioè la riserva di produzione inutilizzata, disponibile per far fronte ad imprevisti blocchi produttivi di origine politica, meteorologica o tecnica, a ridursi rapidamente. Siamo passati da un picco di circa il 15% all’inizio degli anni 80 al 3% di oggi. Una spare capacity del 3% è assimilabile alla produzione di singoli stati quali l’Iraq, la Nigeria o il Venezuela. Disponiamo quindi di una margine di manovra drammaticamente limitato.
Basterebbe questo per spiegare il repentino rincaro del petrolio. A ciò dobbiamo però aggiungere un rapido aumento della speculazione, i cosiddetti barili di carta. Basti pensare che dal 2000 ad oggi il numero medio giornaliero di contratti futures, che impegnano i sottoscrittori a comprare o vendere petrolio a termine, è triplicato.

Ogni giorno passano di mano ben oltre un miliardo di barili di carta a fronte di un consumo fisicodi circa 85 milioni di barili. Che fare dunque per ricondurre il prezzo del barile a livelli più accettabili?
La ricetta deve comprendere azioni volte a riequilibrare il mercato fisico, da un lato, e a regolare il fenomeno speculativo, dall’altro. Nell’immediato, l’unico modo di ricostruire una spare capacity adeguata è ridurre i consumi, adottando comportamenti più razionali. Si pensi che se gli Stati Uniti si dotassero di un parco macchine efficiente quanto quello europeo ridurremmo la domanda mondiale di petrolio di circa 4 milioni di barili al giorno. Solo questo basterebbe per ricondurre la spare capacity ad un più rassicurante 8% del consumo mondiale, allentando le tensioni del mercato.
Anche a casa nostra vi sono ampi spazi di miglioramento. L’Unione Europea ipotizza che aumentando l’efficienza del condizionamento e riscaldamento nel settore civile si ridurrebbero i consumi di energia di circa un milione e mezzo di barili al giorno equivalenti, risparmio che, seppure costituito solo in parte da petrolio, potrebbe comunque dare un contributo alla ripresa della spare capacity.

Passando alle strategie di medio-lungo periodo, possiamo ridurre i consumi di petrolio adottando una politica energetica differenziata, che preveda lo sviluppo del nucleare per la generazione elettrica ed un maggiore utilizzo dell’elettricità per il riscaldamento ed il trasporto. Tale strategia si deve costruire già da oggi, avviando la progettazione e la costruzione di nuove centrali nucleari.
Le azioni per contenere i consumi di petrolio non sono l’unica leva di cui disponiamo per riequilibrare il mercato. Dobbiamo anche agire sul lato dell’offerta, creando le condizioni per favorire maggiori investimenti in esplorazione e produzione.
Si dovrebbero adottare formule contrattuali di lungo periodo che prevedano l’impegno ad acquistare quantità di petrolio predefinite a prezzi fissi. Contratti simili ai “take or pay” del settore gas. Sarebbe un modo per rassicurare i produttori che oggi limitano gli investimenti nel timore di un crollo del prezzo, cancellando inoltre le diffidenze verso i nostri progetti di risparmio energetico.

Dal lato della speculazione, poi, è necessario affrontare il tema aumentando la trasparenza del mercato e riducendo i volumi delle operazioni finanziarie. Sul primo punto servono norme che garantiscano la completa tracciabilità degli scambi, sia nei mercati regolati che al di fuori di essi, e che attribuiscano nuovi poteri agli organi di controllo sul mercato dei derivati. È inoltre importante assicurare una maggiore trasparenza nell’informazione al pubblico, corredando le previsioni diffuse dai grandi investitori con un’informativa sulle posizioni che questi assumono nel mercato dei derivati. Sul secondo punto possiamo intervenire per limitare la possibilità di ricorso al debito nella compravendita di petrolio a termine, alzando la proporzione del valore del contratto che va depositato prima di ogni operazione dall’attuale 7% ad un più razionale 20–25%.

Un piano dagli effetti troppo remoti? La sola notizia di iniziative concertate a livello internazionale contro il caro-greggio avrebbe conseguenze immediate. L’effetto annuncio che spesso gioca a favore degli speculatori potrebbe stavolta giocare contro di loro, invertendo l’attuale tendenza che rischia di mettere in ginocchio l’economia mondiale.Per ricondurre il prezzo del barile a livelli più accettabili servirebbero azioni volte a riequilibrare il mercato fisico, da un lato, e a regolare il fenomeno speculativo, dall’altro."